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Communiqué de presse
Zandvoort comeback, with the monster of Riga

Zandvoort ritorna con il mostro di " Riga"

Jacqueline de Croÿ - 21/12/2010

64 bebè abusati negli asili nido di Amsterdam, di cui uno di questi ad un passo dall'unità "Bebé Porno" della rete pedocriminale Zandvoort, della quale Marc Dutroux parlava prima del suo arresto. La polizia olandese indaga sull'associazione Martijn, venuta alla luce 1998, quando la giustizia portoghese ha smantellato una prima branca di questa rete, sulla base di un quadernetto d'appunti che le era arrivata proprio da Marcel Vervloesem, a nome dell'associazione Morkhoven.

Il dossier era stato avviato in Belgio nel 1988, nel contesto di ricerca di info sugli autori di un rapimento di un giovane assistito dell'ospedale di Anvers, e portato in uno studio fotografico di Berlino. La procura di Termonde ha fatto prendere un blocco di appunti con indirizzi dove c'era anche Martijn, poi però archiviato sulla base di un rapporto della gendarmeria di Beveren, secondo la quale (come al solito) questo indirizzario non aveva nulla di interessante.

Ogni volta le ricerche su persone che erano in quell'indirizzario hanno condotto a quanto trovava Marcel Vervloesem su diverse associazioni di criminali belgi, olandesi, inglesi e portoghesi che trafficavano nell'import/export di minori per la produzione di questi video. Noi l'avevamo chiamata la rete di Temse/Madeira, dopo il titolo di una videocassetta, che con l'indirizzario, aveva avviato i mandati internazionali d'arresto portoghesi. Gli autori erano stati arrestati e condannati, per rendere giustizia a 34 minori.

Nello stesso giugno del 1998, l’identificazione di un minore rapito a Berlin e che era tra le vittime di Temse/Madeira, conduce Marcel Vervloesem in Olanda. Lì scopre la rete mondiale Zandvoort, la quale acquista e rivende foto pedoporno a diverse riviste specializzate. Il padrino di questa rete scappa abbandonando tutto il materiale, con 88.539 foto ed i suoi indirizzari, dove si trovava già più volte il riferimento a Martijn .

Marcel Vervloesem ricerca le foto vendute dalla rete Zandvoort e publicate sulla rivista "OK Magazine", di cui Martijn è l'editore responsabile. Lui trova la produzione controfirmata da Harry Turné degli studi "Pojkart", di Lübecca, in Germania. Lui trova anche le foto controfirmate Jean Manuel Vuillaume della rete Toro Bravo, coproduttrice della rete Coral, che seviziava negli istituti i minori lì residenti. Lui trova in sovrappiù le foto di Palestra, una rivista francese appartenente a Vuillaume, ma il cui studio pedopornografico era situato nella città belga di Berlaar.

Il successo ottenuto dalla giustizia portoghese obbliga l’Europa ad aprire (finalmente) gli occhi e prendere in considerazione un coordinamento delle varie polizie, come fa del resto l'America. Sono necessari sei mesi per lanciare la prima operazione del genere sotto il nome di "Operazione Cathédrale", nel settembre 1998. Le foto di Vuillaume, erano allora egualmente messe in vendita dalla rete di Wonderland.

L'Olanda e il Belgio (come sempre) archiviano il dossier Zandvoort in qualche settimana, ma questi riappare in Germania, in Svizzera, in Francia, in Svezia, in Polonia, Italia ed in quasi tutte le reti internazionali. Tutti i responsabili politici europei si accordano nel chiudere gli occhi su questi errori di procedura che sono volontari (cioè voluti espressamente) dalla giustizia belga, che tentano poi di far uccidere Marcel Vervloesem. Loro possono ridurlo al silenzio, ma non anche la sua associazione cioè l'ONG Morkhoven.

Il caso ritorna ancora allo scoperto di questo mese del novembre 2010 negli USA. I servizi americani "Immigration and Customs Enforcement" (ICE) ed il "Homeland Security Institute" (HSI), analizzano il PC di Robert Didua, un uomo di 46 anni di Milford, nello stato del Massachusetts. Loro vi trovano 10.000 foto e video, di cui alcuni arrivati dai Paesi Bassi, ed uno riguarda un bambino di due anni, denudato per esporre i suoi genitali , e poi abusato sessualmente.

La giustizia olandese sa che questo circuito di produzione di foto di violenze su bebè cerca degli asili nido dopo quanto rivelato da Marcel Vervloesem, nel processo verbale n° 8257/01, registrato il 14 marzo 2001 al tribunale belga di Neufchâteau. Lui attribuisce le rivelazioni di Robert Jan Warmerdam, che ha lavorato nello studio situato al n°111 Admiraal de Ruyterweg ad Amsterdam, per il quale la seconda donna del capo della rete Dutroux ha lavorato come segretaria. Van Warmerdam aveva incontrato Marc Dutroux, che aspettava il suo processo per rispondere del rapimento di 6 ragazze e dell'assassinio di quattro di queste. Dutroux ha parlato a Van Warmerdam di un asilo nido senza video di sorveglianza, dove i bambini potevano essere drogati ed "utilizzati".

La giustizia olandese riapre il dossier di Robert Mikelson : un giovane di 18 anni scaraventato da un progetto finanziato dall'Union Europea dalla sua Lettonia natale in Germania, in una scuola materna di Heidelberg. Il contratto di Mikelson è iniziato nel settembre del 2002 e finito nel giugno 2003, quando lui è stato arrestato per possesso e diffusione di pedopornografia. Lui è stato condannato ad un anno di prigione coi benefici della condizionale e mandato ad Amsterdam.

Mikelson riappare essendo stato acquistato dall'associazione Martijn : il capo Richard Van Olffen un guidatore di autobus e che gestiva una trentina di siti Internet. Lui è ingaggiato dalla Comunity School dal 2004 al 2006, poi dall'asilo nido 'Het Hofnarretje', dal febbraio 2007 al giugno 2008. Due mamme gli rimproverano di aver insegnato ai loro bambini di 2,5 anni a giocherellare coi loro genitali. Queste lo denunciano alla polizia nell'agosto 2008, in seguito alla risposta del direttore dell'asilo nido, secondo il quale i bambini di due anni hanno l'immaginazione fertile, tesi ormai comune per tanti "esperti".

Un procuratore allora impone di acquisire la documentazione e mettere in pratica la legge. Il dossier parla chiaro. L’impiegato dell'asilo nido ha nel contempo acquisito la cittadinanza olandese sposando un altro uomo affiliato di Martijn, un cliente della rete Zandvoort, che vendeva delle foto di violenze sessuali sui bebè. Questo procaccia lascia alla svelta Mikelson scappando in Kenia, dove è assunto, dall'autunno del 2008, in un orfanatrofio di Nairobi, che accoglie 17 bimbi fissi e dà da mangiare a 60 bambini di strada. Van Olffen, legalmente sposato (sic) a Mikelson, gestisce un sito www.africafilms.nl e www.boyhood-magazine.org da più di due anni.

L'Olanda ha chiuso il dossier sulla base del solito psicologo (istruito) secondo il quale i racconti dei bambini non sono credibili . Mikelson ritorna ad Amsterdam. Lui è di nuovo assunto dall'ottobre del 2009 al gennaio del 2010 all'asilonido 'Jenno's Knuffelparadijs', che è nella strada al n° 74 Admiraal di Ruyterweg, ad un passo dalla produzione di video di pedopornografia di Zandvoort, al n°111 Admiraal di Ruyterweg. Lui si propone per il suo lavoro in qualità di baby-sitter, per dei prezzi bassissimi.

La richiesta americana ha fatto di più per l'Europa in un mese, che l'UE è arrivata a fare in 22 lunghi anni. L'Olanda ha ordinato l’arresto di Mikelson il 7 dicembre 2010, ma lascia (come al solito) quattro giorni al suo marito per svuotare i PC. I media danno il sopranome a Mikelsons "il mostro di Riga", senza spiegare però che loro stessi hanno impiegato 12 anni ad oscurare le foto di violenza sessuale di bambini degli schedari Zandvoort. I veri mostri sono stati tutti quelli che hanno volutamente chiuso gli occhi su queste violenze accertate da un pezzo. L'Olanda sembrerebbe averlo capito ed ha impiegato 500 poliziotti a lavorare su questo dossier.

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